Blog Moda: Evoluzione Green con Bruno Mafrici

Insieme al settore alimentare, anche nei comparti del tessile e dell’abbigliamento il consumatore presta sempre più attenzione ai materiali usati per la produzione di abiti ed accessori. Infatti, anche nel settore della moda le nuove regole sono  “riciclo creativo”, “sharing” e “renting”. Come anche abbiamo avuto modo di leggere sul blog di Bruno Mafrici, consulente e imprenditore di Milano, un numero crescente di clienti sceglie di limitare ed abbandonare il mondo del “fast fashion”, dove gli acquisti sono effettuati scegliendo capi basso e bassissimo costo, per spostare la propria attenzione su accessori e capi usati o addirittura presi a noleggio.

Proprio il settore dell’abbigliamento e degli accessori presi in prestito è in rapida ascesa e, secondo quanto previsto dagli esperti, ben presto toccherà un un valore di 1,9 miliardi di dollari entro il 2023. Gli Stati Uniti detengono la posizione leader in questo settore, con il 40% del valore complessivo, avendo avuto poi un ruolo decisivo per la crescita del settore, con un incremento del 10,6% dal 2017 al 2023. Anche l’Italia sta facendo passi in avanti importanti nel “fashion renting”, che promuove una filosofia green ed ecosostenibile nel mondo della moda, al fine di limitare il consumo errato dei vestiti. I consumatori maggiormente attratti da questo mercato sono soprattutto donne di fascia di età compresa tra i 25/29 anni e i 45/49 anni; queste ultime non presentano difficoltà economiche per l’acquisto di capi di abbigliamento nuovi, ma scelgono consapevolmente di effettuare un’operazione di noleggio, spendendo il 10 – 15% del prezzo retail del capo.

Questa nuova tendenza aiuta positivamente l’ambiente, poiché ha limita i volumi di produzione nell’ambito del tessile, che si posizionano alle spalle solo del petrolio per quantità di inquinamento prodotto. Infatti, si stima che annualmente, come ci ricorda anche l’imprenditore Bruno Mafrici, nelle discariche di tutto il mondo vengono bruciati 12 milioni di indumenti, con le emissioni di anidride carbonica che aumentano in modo consistente i livelli di inquinamento globale. Dal 1960 al 2015, si è evidenziato che i rifiuti tessili hanno subito un incremento dell’811%, con le persone che consumano, ogni anni, 34 vestiti buttandone 14 chili. In questo modo, l’Europa ha accumulato 16 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. La tendenza segue anche la curva di ascesa della produzione tessile, che conta attualmente 62 milioni di tonnellate di vestiti prodotti ogni anno. Pertanto, una maggiore consapevolezza e attenzione all’ambiente, meno sprechi e un’accurata gestione degli acquisti sono diventate, ad oggi, le parole  chiave per il futuro della moda internazionale. Un grande incoraggiamento alla moda green si è registrato grazie alla Vegan Fashion Week, che si è tenuta dal 2 al 4 aprile 2020 a Los Angeles, promuovendo l’eliminazione dello sfruttamento degli animali nel settore della moda a favore di una maggiore sostenibilità dei comparti del tessile e dell’abbigliamento.